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domenica 8 novembre 2020

Marco Aurelio

Occhi canuti contemplano, silenziosi,
l’avvento, l’avvicinarsi d’uno spettro
buio, nebuloso, secco e sorridente;
con alito di ghiaccio
e tanfo di sterco,
denuda il volto deforme
della malattia.

Egli aprì le braccia,
con l’amor paterno,
accolse l’Eterno.
 
Storia della poesia:
Dai, avete capito che sto parlando dell'imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto, era abbastanza palese. Ma sto parlando del momento prima della sua morte, ovviamente ...

 

giovedì 5 novembre 2020

Il Verme

di Balance-Sheet
L’Aquila schiava di sé stessa,
incatenata alla volontà del cielo,
si ingelosì alla vista
del Verme libero conoscitore
della radice della terra.
 
Storia della poesia:
Sicuramente avrete notato il riferimento a Ligeia di Edgar Allan Poe. Il mio racconto breve preferito dell'autore ed è lì che possiamo leggere la bellissima poesia che parla del Verme Trionfante (The Conqueror Worm). Ma nonostante io abbia preso ispirazione da queste opere comunque ho voluto interpretare il Verme in un modo completamente nuovo.

Cesare

di Mariusz Kozik
Di divina discendenza, egli
la cui indole, e’l superbo ingegno,
del potere l’hanno reso degno;
verso terre di nebbia, estaticamente
marcia con le sue legioni,
e i nemici schiaccia ferocemente,
in catene, milioni.

Arguto e coraggioso, questo Romano;
per gli stolti, femmineo,
per i credenti, profano,
in ogni guerra, fulmineo
come il lupo indemoniato,
del sangue, innamorato.
Roma ha conquistato.

Con essa il mondo,
che mai l’ha dimenticato;
ed ogni emule a lui è secondo …
Ma osserva! Ogni Potente deviato
di lui è affamato;
il corpo d’uomo vien abusato,
dilaniato, assaporato, divorato!

Nel rosso specchio deforme,
un cadavere adornato di morsi,
contempla le proprie orme,
piange rannicchiato nei rimorsi.

Storia della poesia:
Non ho mai avuto alcun rispetto per il cesarismo che per me è una pessima tendenza ideologica. Conosciamo cesaristi come Oliver Cromwell e persino Benito Mussolini, uomini di potere che hanno completamente frainteso la figura di Giulio Cesare e che hanno cercato di emularlo solo per aumentare il loro potere personale. Chi mi conosce su YouTube sa perfettamente che Cesare è il mio personaggio storico preferito e credo che il cesarismo non sia altro che un tumore perché non ha nulla a che vedere con il personaggio storico e non è altro che il frutto di un'ossessione nutrita da ambizioni populiste.

lunedì 26 ottobre 2020

Paura della malattia

di SebMcKinnon
Logora il cuore, spezza le ali
argentate, il ronzio dell’angoscia;
abbraccia, stringe, soffoca
una catena strozza le braccia,
i sussurri sono cemento sulle spalle,
la bocca fatica a parlare.
La fame dei sensi è il respiro
della paura;
tutto è muto, nero, privo di sostanza,
si deforma, si contorce la melodia
della paranoia;
muta, è mutato,
ciò che prima era è già stato;
evolve,  cresce e si gonfia
come un tumore, sotto la pelle,
nascosta nella carne,
divora, dilania e diletta
il proprio ego mutaforma.
E cade! Con un tonfo, tuonante come
il tamburo della tempesta;
giace in silenzio, assopita in attesa,
la lupa nella caverna
con le zanne tinte di rosso.
 
Storia della poesia:
in realtà non credo di spiegare il tema principale della poesia. Il mio scopo era quello di provare a descrivere le sensazioni che sono date dalla paura di qualcosa che non si conosce e che potrebbe colpirti in un qualsiasi momento. Ammetto che la protagonista della poesia non è la semplice paura della malattia ma la Paura (che in realtà sarebbe l'angoscia) ... tuttavia ... non so se sono riuscito a descrivere questo oscuro sentimento in modo accurato. Sta al lettore decidere, giusto?
L'unica cosa che dico è che in questi momenti è importante non lasciarsi influenzare dall'angoscia, comprendo la paura di ciò che non si conosce, ma bisogna cercare di affidarsi alla razionalità il più possibile; non limitare le proprie emozioni ma affrontare le cose con un minimo di maturità. Tutto qui.


domenica 25 ottobre 2020

Birli

La neve scende,
la neve cade.
Solo un ricordo rimane,
il resto è silenzio.


Storia della poesia:
Questa poesia la scrissi il 27 marzo 2020, giorno in cui nevicò. Ero in cucina, stavo preparando da mangiare e il gatto che avevo (Birli) era appena stato portato dal veterinario. Ricordo che mi misi a guardare un ramo di un abete ricoperto di neve; la neve cadeva da quell'albero dopo essere appena scesa dal cielo e si scioglieva immediatamente sul cemento. Guardando quella scena pensai a quella poesia e per un attimo mi venne da piangere.
Ho intitolato questa poesia "Birli" perché la notte del giorno dopo il mio gatto, dopo sedici anni passati insieme, è morto. Ammetto che quello è stato uno dei momenti più brutti della mia vita. Quindi questa poesia parla di lui ma forse anche di tutti noi. Siamo tutti come la neve: nasciamo, viviamo e moriamo. Come la neve che scende, cade e si scioglie. Ciò che è stato non si può recuperare, rimangono solo i ricordi felici circondati dal silenzio.

sabato 24 ottobre 2020

La cella del manicomio

di H. Bosch
La luce scandisce una
melodia di ferro.
Le catene di una
cella senza tempo,
coperta dalla maschera
del fallimento.
Il teatro della follia
naviga sul proprio
riflesso, e marcisce
alla vista della propria
gabbia.
 
Il folle saggio realizza,
la propria stoltezza,
dinnanzi al saggio folle.
 
Storia della poesia:
scritta il 21 dicembre 2019, si tratta del risultato di una lettura di Storia della follia nell'età classica del filosofo Michel Foucault. Il libro mi colpì così tanto che decisi di scrivere una poesia riguardo ai folli cercando di pensare alla gabbia nella quale era costretto a stare il matto del XVI secolo. Ci sono dei chiari riferimenti alla Nave dei folli di Bosch che a me colpì molto. I folli venivano buttati fuori dalle città e caricati sulle navi mercantili che poi li abbandonavano nei porti stranieri dove si fermavano, così nacque l'immagine del folle errante e solitario e della Narrenschiff. Nell'epoca dell'Illuminismo iniziò l'internamento di massa dei malati di menti che venivano considerati praticamente come criminali, essi erano la vergogna della società.

Parassita

di SebMcKinnon
Fiore d’inverno sboccia
tra fiocchi di sangue,
e divora le radici
della primavera,
assiderata.

Storia della poesia:
scritta il 18 dicembre 2018. Ero in sala d'attesa per il medico, fuori era notte e non sapevo cosa fare. In quel momento di noia la mia mente viaggiò fra i ricordi più tristi della mia vita e la cosa mi stava dando fastidio. I brutti ricordi sono spesso come parassiti che impediscono alla mia fantasia di viaggiare liberamente e la loro stessa esistenza mi riempie di pessimismo; i brutti ricordi mi regalano solo dubbi e paure; i brutti ricordi dipingono la mia vita in modo distorto e mi fanno pensare di aver sbagliato cose che in realtà avevo fatto bene; si comportano come catene che impediscono l'azione.
Francamente, concepisco l'importanza di ricordare i momenti brutti ma non voglio valorizzarli troppo.

venerdì 23 ottobre 2020

Il soldato sorridente

di AustenMengler
Fiamme e scintille;
la tumultuosa carica e le urla tuonanti;
il triste sangue di mille
e la malinconia dei fanti.
Strilli di pietà
dinnanzi alla superiore viltà,
che sia un sogno o un incubo,
il soldato sorridente,
lentamente e morente,
ride immergendosi in un silenzioso pianto
al ricordo di sua madre,il canto.
 
Storia della poesia:
scritta pensando alla Prima Guerra Mondiale. Andavo ancora a scuola quando la scrissi (quarta o quinta liceo) e, basta, in realtà. No, seriamente. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Folle ingenuità

di wwysocki
Giocano ingenui fanciulli,
volti sorridenti,baciati dal sole;
sincero sorriso,una Madre,
che,con eleganti danze,con loro
volava nel mondo infantile.
Ma volava anche la fredda,irrazionale e letale
creatura d'acciaio,cielo oscurato
non più amato,
solo temuto. Scanditi con ritmo,
musicale brutale,ed ecco il fuoco cadente
ardente. Ricordo quel bianco e limpido ruscello,
contaminato,ora,dal rosso;
dove sono i bambini? Le Madri? I Padri?
Ci sono non ci sono,è giunto
il cupo silenzio.
Giocano folli adulti,
volti sorridenti,baciati dalla guerra.

Storia della Poesia:
Una poesia che ho scritto quando andavo in seconda liceo. C'è una storia interessante dietro questa poesia, in realtà, perché la professoressa di italiano ci aveva chiesto di scrivere delle poesie su qualsiasi cosa che volevamo ed io volevo parlare della guerra e della sofferenza che essa causa. Ma questo si era capito, no? Certo che si era capito. La mia piccola opera in versi piacque molto sia a lei che alla classe ma questo non impedì alla medesima professoressa di rimandarmi perché era una stronza. 😒 
Ammetto che non è la mia preferita tuttavia ho voluto pubblicarla, ma ogni che la vedo ripenso a quella pessima, davvero pessima persona che mi insegnava italiano.

giovedì 22 ottobre 2020

Il merlo muto

Il silenzio strozza la mia voce,
la mia melodia è morta,
la mia musica è sparita.
Apro e chiudo il becco
parlo, canto, urlo
ma nessun mi ode.
Le ali son pesanti,
le piume di fango,
annego gridando in silenzio.
Di me diranno:
"Qualcuno è morto".

Storia della poesia:
questa poesia risale al 18 gennaio 2020, la scrissi pensando a tutte quelle persone che soffrono e che non riescono a raggiungere i loro obbiettivi per ragioni di cui non hanno il controllo. Queste persone chiedono aiuto ma non possono essere udite (o semplicemente vengono ignorate) e così rimangono anonimi che semplicemente spariscono. Nessuno si ricorderà di loro e nessuno si preoccuperà della loro scomparsa.
Spesso ignoriamo le persone che stanno male, spesso ignoriamo quelli che soffrono e preferiamo sigillare i nostri "castelli" e restare da soli occupandoci solo della nostra felicità, spalando intanto merda su chi non riesce a farcela.
Non voglio fare la predica e non sto dicendo che dobbiamo essere dei Santi, nessuno lo è e nessuno lo può essere (come diceva Kant) ma essere altruisti, preoccuparsi di ascoltare i problemi degli altri e mostrare empatia non è una cosa sbagliata, anzi, in questo mondo così freddo e meccanico è un gesto più che di umanità, di intelligenza.